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Il clima danneggia da El Niño ed altro cause |
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Alcuni house reef a confronto |
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Il corallo aveva un aspetto spettrale privato delle sue Zooxantelle. Pochi mesi dopo lo spettacolo era veramente deprimente e nulla ricordava lo splendore di un tempo. Nel maggio 2000 molte specie mostravano una riprese, ma ci vorranno anni prima che si riprendano completamente :-) |
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Qui
si trovano le foto per avere un paragone tra "prima e dopo El Niño" |
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Qual'è la causa della moria del corallo ... |
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Alle Maldive, la causa maggiore del coral bleaching, viene comunemente attribuita ad El Ninjo ma di certo hanno contribuito anche gli altri fattori, pesca indiscriminata e sedimenti. Particolarmente però la colpa è da attribuire alla pesca! La catena alimentare sulle isole coralline è composta principalmente da 3 gruppi: i cacciatori (squali ed altri pesci cacciatori, quelli cacciati (pesci farfalla, pesce persico, piccoli pesci di barriera) ed il reef (polipi del corallo, plancton, alghe, piante acquatiche). Se muore il reef i piccoli pesci non trovano nutrimento e muoiono. Di conseguenza muoiono anche i grandi cacciatori. Se vengono catturati troppi pesci per gli acquari, (quasi sempre vengono anestetizzati con del veleno!) non muoiono solo i cacciatori ma anche il corallo, che in assenza dei pesci che si nutrono di alghe e piante che lo ricoprono, ben presto morirà asfissiato da queste. Stupisce che la pesca indiscriminata dei grandi cacciatori del mare abbia effetti ancora più devastanti. E' un dato di fatto che nei pressi di molte isole e barriere gli squali sono oramai scomparsi. (non importa se vengono catturati o se gli viene amputata solo la pinna dorsale!). In breve, presso le barriere in cui non esistono più squali, scompaiono contemporaneamente anche i pesci di barriera e come già descritto l'equilibrio nell'ecosistema del corallo subisce bruschi cambiamenti e da qui a poco è destinato a morire e, ad un certo punto, verrà il momento in cui morirà anche il più grande predatore della terra, l'uomo. |
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... e che conseguenze ha El Niño |
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Nel aprile del 1998 giunsero le prime notizie catastrofiche dall'oceano Indiano e solo i subacquei gli diedero da subito il giusto peso. Per molti scienziati la catastrofe fu vista nella giusta ottica quando oramai non si poteva più negare l'evidenza. Alcuni tour operators ancora oggi tentano di aggirare l'argomento. Fatto sta, che la gente nemmeno prima vedeva i coralli variopinti, dato che solo i minuscoli polipetti sono colorati e questi spuntano solamente di notte dalla madrepora. Ad eccezione di alcuni tipi, la maggior parte dei coralli duri è di colore grigio, grigio-verde o grigio-bruno. solo dopo il tramonto oppure illuminando con luce artificiale si possono notare i vari colori. Vedere coralli molli invece praticando solo lo snorkeling, è molto più difficile, dato che questi vivono a partire da una profondità di 8 m. I coralli della famiglia delle acropore possono crescere anche fino a 25 cm l'anno ma purtroppo alle Maldive, dal 1998, sono scomparse quasi al 100% e fino ad ora si possono constatare solo dei timidi tentativi della sua ricrescita. Coralli della famiglia dei scleractinia sono scomparsi fino ad una profondità di 18-20 m ma scendendo oltre se ne posso ancora vedere e questo fa ben sperare di poterli ammirare nuovamente tra 10-15 anni. Non è detto però, che le Maldive abbiano a loro disposizione tutto questo tempo considerando l'innalzamento del livello del mare causato dallo scioglimento del ghiaccio dei poli e, non in ultimo, dopo lo il rifiuto degli USA di firmare il protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni dei gas tossici, causa dell'effetto serra! Il corallo vive sempre in simbiosi con una specie di alga: la zooxantella. E' grazie alle alghe che la madrepora acquisisce il suo colore, senza di loro il corpo calcareo sarebbe bianco ed è per questo motivo che si parla di "coral bleaching", cioè lo sbiancamento del corallo. Le zooxantelle trasformano, tramite l'energia del sole, l'anitride carbonida e l'acqua in sostanza nutritiva organica, Questo processo è definito fotosintesi. Le alghe, come conseguenza dell'utilizzo di anitride carbonica, emettono sali di calcio utilizzato dal corallo per la sua crescita. In questo modo si sono formate intere barriere coralline. Per la sua crescita il corallo ha bisogno di temperature che oscillano tra i 20° ed i 30° C. Sotto i 20° muoiono i polipi ed oltre i 30° le zooxantelle vengono indotte ad una sovrapproduzione di ossigeno che, oltre un certo limite, è mortale per il corallo. Nei coralli della famiglia delle acroporidae, che si trovano solamente in acqua bassa, questo processo potrebbe richiedere ancora molti anni. Prima che il corallo perisca per il troppo ossigeno, si libera delle alghe ma senza di queste, per contro, riceve ossigeno in quantità insufficiente e questo fatto è la causa della sua morte definitiva. Nelle prime settimane non si può parlare di una morte vera e propria, diventa solo bianco ma già nel giro di alcune settimane viene ricoperto da alghe brune e questo significa veramente la fine del corallo. Dato che il coral bleaching di solito si manifesta a poca profondità, cioè fino a ca. 20m dalla superficie, passa diverso tempo fino a quando i polipi in profondità riescono nuovamente a raggiungere la superficie per ripopolarla. Nel novembre 1998, un mese dopo aver visto con i miei occhi la moria del corallo, un cosi detto esperto delle Maldive scrisse in una delle riviste europee più rinomate per subacquea, che la moria del corallo è del tutto normale, che si ripete periodicamente ogni paio di anni, che il corallo dopo diventa più bello di quanto non lo fosse prima e che non sussiste motivo per cadere in preda al panico. Quando mi capita di leggere simili articoli, mi domando per chi ci prendono questi "esperti-turisti-dipendenti"? Frasi come: "nel 1980 e nel 1987 ci fu già una moria del corallo, ma questi divennero più belli di prima …", "i coralli bianchi non sono morti …" oppure, "da quando la maggior parte del corallo è morta ci sono molti più pesci, perché viene a mancare la concorrenza nell'alimentazione" (so però per certo, che una catena alimentare è tanto forte, come lo è il suo anello più debole ed i pesci farfalla si nutrono quasi esclusivamente di polipi del corallo)! Nella primavera del 2000 non vidi una quantità maggiore di pesci, di quanti non ne avessi visto fino ad allora in tanti anni. La diceria che a causa della mancanza di concorrenza nella ricerca del cibo ci siano più pesci, a mio avviso, è solo una trovata pubblicitaria. Ci fu solamente un sopraggiungere di determinate specie venendone a mancare altre. Al posto dei numerosi pesci farfalla, clown e sgombri, si istallarono banchi di pesci balestra dai denti rossi. Sono stato alle Maldive alla fine del 2000 (Reehti Beach nell'atollo di Baa) ed ho potuto constatare che molte specie di corallo hanno ripreso la loro crescita. Successivamente, 11 mesi dopo, all'inizio di aprile dell'anno 2001 mi trovavo nuovamente sulla stessa isola potendo constatare che la crescita, se pur lenta, avveniva comunque in modo continuativo e alcuni mesi più tardi ancora, nell'ottobre del 2001, presso il house reef di Vilamendhoo, scoprii la prima giovane acropora digitifera e nel maggio 2002 mi trovandomi presso il house reef di Kandholhudhoo, nella parte settentrionale dell'atollo di Ari vidi, a differenza di molti reef svuotati di altre isole per turisti, una barriera bella e variopinta quasi come prima de' El-Ninjo, come lo erano del resto tutte presso le isole! Confronti le mie foto e si faccia un'idea ! |
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si vedono le foto "prima e dopo El Niño" da mettere a confronto |
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